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25 giugno 2009

Scec ritirato dalla discussione in consiglio comunale: Andrea Gianni si dimette dalla vicepresidenza di Fermo Libera per protesta.


E' con vivo rammarico che mi trovo costretto a rendere pubbliche le mie irrevocabili dimissioni da Vicepresidente del gruppo civico "Fermo Libera", in conseguenza dell'inspiegabile ritiro, da parte del Capogruppo consiliare Giuliano Marcello, della mozione( scaricabile qui: http://www.fermo.net/public/consiglio/file/Doc598.pdf ) che impegnava il Sindaco a promuovere lo Scec nel territorio fermano, dopo aver constatato che questa lista e le sue liste "figlie" hanno esaurito la loro funzione di "occhio vigile e propulsivo della vita cittadina" e sono diventate strumentali alle arroganti convenienze del Sindaco e dei partiti.

Questa la cronaca dei fatti avvenuti la sera del Giovedi 16 Aprile 2009, in cui c'è stato il Consiglio Comunale di Fermo: il 15° punto all'ordine del giorno era la mozione presentata e firmata da tutti i consiglieri del gruppo di Fermo Libera, che avrebbe dato mandato al Sindaco fermano di "istituire un tavolo di discussione permanente con lo scopo di concretizzare la diffusione capillare dello Scec nella città di Fermo e nel territorio della sua Provincia", coinvolgendo enti ed istituzioni pubbliche, associazioni e organizzazioni sindacali.

Erano le 22.45 circa e si erano discussi i primi 14 punti, c'era tutto il tempo di discutere tutti i punti seguenti, ed era quindi giunto finalmente il momento tanto atteso, dopo tanto tempo trascorso dall'atto della sua presentazione avvenuta il 17 Novembre 2008, di parlare dello Scec.

Ma il capogruppo di Fermo Libera, di sua iniziativa e senza averne parlato col suo gruppo e coi dirigenti della lista civica, ha ritirato la mozione, senza dare nessuna spiegazione.

Un gravissimo atto di arroganza che in un paese civile sarebbe costata la sua ricusazione, in Fermo Libera, al momento, non si è risolta nemmeno con un buffetto sulle guance.

Ascoltavo per radio la seduta del Consiglio Comunale, e appena capito cosa stesse succedendo, sono corso subito a chiedere spiegazioni, ma il capogruppo ha preferito fuggire in macchina con la testa bassa e lo sguardo a terra, come se fosse stato preso con le mani nella marmellata.

Le spiegazioni del Vicesindaco, che cercava di convincere il sottoscritto che se ne sarebbe parlato nella prossima seduta, non mi hanno persuaso per due motivi: primo, perché la mozione è stata RI-TI-RA-TA esplicitamente dal capogruppo, secondo, perché se veramente ci fosse stata la volontà di approvarla, ci sarebbe stato tutto il tempo necessario per discuterla, dato che erano ancora le 22.45.

Il giorno dopo, tradito e deluso, dopo aver riflettuto su quanto accaduto e su molti altri fatti pregressi, constatando l'impossibilità con questa maggioranza di una soluzione positiva della vicenda e di molte altre situazioni "difficili" che non si vogliono risolvere per il bene della città, ho rassegnato le mie dimissioni da Vicepresidente di Fermo Libera.

Un rigraziamento speciale a tutti i giornalisti che in questi anni hanno pubblicato le mie proposte sui loro giornali.
Cordiali saluti.
Andrea Gianni

14 dicembre 2008

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23 novembre 2008

FERMO: LO SCEC VA IN CONSIGLIO COMUNALE

LO SCEC VA IN CONSIGLIO COMUNALE
Il Consiglio Comunale del Comune di Fermo discuterà la proposta di promuovere lo SCEC nel suo territorio nella seduta del 26 Novembre 2008 e, poiché il punto all’ordine del giorno è al n. 18, nella successiva seduta del 1 Dicembre: intervenite numerosi, specialmente voi giornalisti, con telecamere e microfoni!!! Vi ricordo che, a norma del Regolamento Comunale, per le riprese audio/video dovete fare una preventiva richiesta al Presidente del Consiglio Comunale, prof. Nello Raccichini

http://www.fermo.net/public/consiglio/file/Doc509.pdf

Arcipelago Scec - Marche

Vuoi costituire un gruppo di lavoro nelle Marche per la diffusione dello Scec nelle Marche?
E' nato un gruppo su facebook: Arcipelago Scec Marche.
Iscriviti e contribuisci anche tu al cambiamento.
Ti aspettiamo.

http://www.facebook.com/group.php?gid=47585505198

Tu, la carta, le tue scelte

Tutta la moneta in circolazione è generata dal debito che la società, complessivamente, ha contratto con il sistema bancario. Esso tramuta la carta igienica in ricchezza nel momento in cui ce la presta a interesse, mentre noi dobbiamo sudare per averla. In pratica il nostro lavoro viene comprato dai creatori del denaro in cambio di quella che per loro era all'inizio solo carta straccia, che alla fine del giro dobbiamo pure restituire con gli interessi.
Lo Scec, invece, viene distribuito gratis in parti uguali per tutti, con criteri che al momento non generano nessun pericolo di inflazione, e che saranno modificati quando sarà il momento opportuno, attraverso regole trasparenti e democratiche.
Lo Scec, inoltre, non crea debito, e monetizza beni e servizi che altrimenti oggi, per il fatto che c'è poco denaro in circolazione, non avrebbero mercato.

Ci avevi mai pensato?

Cosa aspetti?
Iscriviti gratuitamente all'associazione e ti saranno inviati i primi 100 scec da spendere presso gli altri associati:

www.scecservice.org

Ricorda che l'associazione non è a scopo di lucro, e che le offerte che vengono raccolte servono solamente per coprire le spese di gestione; il resto è testa, cuore e volontariato.

05 ottobre 2008

Lo scec a convegno: 25 e 26 Ottobre, Riccione

Gli SCEC danno nuovo slancio alle comunità locali e aiutano a costruire una nuova economia dove
tutti vincono e nessuno perde!
In Italia sono già molte le “Isole” di Arcipelago:
Sicilia, Calabria, Campania, Lazio, Umbria, Toscana, Veneto e prestissimo anche Liguria ...
Già più di mille imprese aderiscono al Circuito e usano lo SCEC, assieme a migliaia di famiglie,
per vendere e comprare.
Le amministrazioni locali di Trento, Castrovillari (Cs) e Scandale (Kr) hanno già deliberato
il loro supporto al progetto.
OctoberSCEC è l’occasione per conoscerci meglio.
Tra gli altri saranno presenti:
Pierluigi Paoletti, Analista Finanziario e Presidente di ArcipelagoSCEC
Mons. Domenico Graziani, Arcivescovo di Crotone e Presidente del
Comitato Scientifico SCEC
Nino Galloni, Dir. Gen. Ministero del Lavoro e Saggista Economico
Marco della Luna, Autore del Best Seller Euroschiavi
Michela Auriti, Caporedattore del Settimanale OGGI
Napoleone Guido, Presidente Naz.le del Nucleo di Valutazione
UNIONCAMERE
Don Floriano Abramowitz
...
Per partecipare e prenotare hotel convenzionati, chiamare:
Consorzio Costa Hotels Riccione, tel. 0541.607636; fax 0541.695979;
info@costahotels.it
Nella convenzione con CostaHotels sono compresi:
- Ven 24 ottobre: Cena (arrivo entro le ore 19,00)/ pernottamento;
- Sab 25 ottobre: 1^ colazione / pranzo e cena
- Dom 26 ottobre: 1^ colazione / pranzo /
nota: a pranzo e cena, le bevande sono comprese nel prezzo.
Costo totale del pacchetto:
- Hotel 3 ***: 102,00 €uro / Hotel 3 *** sup.: 122,00 €uro;
(Supplemento per doppia uso singola: due notti 14,00 €uro).
Per soluzioni intermedie contattare Costa Hotels Riccione
Una offerta libera verrà richiesta all’ingresso del Palazzo del Turismo per il recupero delle spese
vive
Ci scusiamo per il mancato uso degli SCEC, ma c’è ancora un
po’ di strada da fare insieme per cambiare il mondo

link: http://www.arcipelagoscec.org/

29 marzo 2008

La Santanchè dà del deficiente a se stessa

Ci avevo quasi creduto, ci ero quasi cascato!
Ma l'ho marcata stretta, perchè c'èra qualcosa che non mi convinceva nei suoi discorsi.
Ed alla fine si è rivelata per quello che è: una candidata premier che non conosce nemmeno il contenuto del suo programma (vedi pag. 7), anzi lo denigra apertamente, scandalizzandosi davanti alla proposta del reddito di cittadinanza che il suo stesso partito ha inserito in quello de "La Destra", contraddicendo quindi se stessa.
E' successo nel corso della trasmissione "Porta a Porta" del 26 Marzo 2008 (vedi dal minuto 58), quando il ........ Bruno Vespa ha cercato di umiliare Renzo Rabellino, leader del movimento "No Euro" e candidato premier della "Lista dei Grilli Parlanti", chiedendo con "curiosità" in cosa consistesse la proposta avanzata. A quel punto la Santanchè si è scagliata contro Rabellino, scandalizzandosi del contenuto del suo stesso programma!!!
Alla faccia della coerenza!
E' meglio che torni a casa a studiare!

21 marzo 2008

La vera causa dell’inflazione e del debito pubblico

di Claudio Bianchini

«L’ammontare totale del denaro in circolazione determina la quantità di soldi di cui disponiamo per le nostre transazioni e, in ultima analisi, determina il livello globale dei prezzi dei prodotti e dei servizi» (1).
Il sistema è pensato affinché gli Stati nazionali e la collettività intera facciano sempre ricorso al debito su cui chi emette la moneta incassa interessi.
Ecco perché per i banchieri le Banche Centrali devono essere private e avere, senza alcun controllo da parte di terzi, il monopolio dell’emissione della moneta.
In questo modo il sistema bancario controlla e determina il livello degli interessi, il livello di inflazione ed il livello globale dei prezzi, nonché la massa monetaria in circolazione su cui incassa interessi.
E senza possibilità di interferenza da parte di alcuno.
In pratica tengono in scacco l’intera economia reale, Stati nazionali inclusi.

I fondamentali di economia ci dicono che per non creare inflazione la base monetaria dovrebbe variare nello stesso modo in cui varia l’andamento economico.
Così se in Italia l’economia aumenta e richiede un maggior numero di scambi, anche la massa monetaria deve aumentare nello stesso modo.
L’aumento della ricchezza è misurato dal PIL (Prodotto Interno Lordo).
Se il PIL in un dato anno aumenta del 2%, anche la massa monetaria deve aumentare del 2%.
Se aumenta di più ciò genera inflazione, se aumenta meno ostacola lo scambio dei beni e dei servizi.
Immaginiamo ora che l’aumento del PIL in un dato anno consenta all’Italia di aumentare la propria base monetaria di 100 Euro.
Non è lo Stato che emette la nuova moneta, ma la Banca Centrale privata (la BCE).
Ecco cosa succede in sintesi.

Primo effetto

La BCE emette 100 euro di cartamoneta nominale e la consegna (tramite Bankitalia) allo Stato.
Questi in cambio si indebita verso la BCE per l’ammontare nominale della cartamoneta ricevuta (100 euro).
Su questi titoli lo Stato dovrà riconoscere alla BCE degli interessi passivi, il cui tasso viene deciso dal sistema bancario.
La BCE iscrive tra le sue riserve un valore pari alla nuova cartamoneta consegnata (euro 100).
Su questo ammontare, ma al netto delle proprie spese di gestione, la BCE riconosce allo Stato italiano interessi attivi (il cui tasso è deciso sempre dai banchieri, non dallo Stato).
Nel tempo, quindi, l’ammontare sul quale lo Stato deve riconoscere gli interessi alla BCE (rappresentato dai titoli ceduti) è costante, mentre l’ammontare su cui la BCE riconosce gli interessi passivi allo Stato è decrescente in quanto questo valore viene annualmente decurtato dai costi di gestione della BCE.
Si genera quindi un primo gap sfavorevole allo Stato.
Inoltre a carico dello Stato rimane la cartamoneta distrutta.
Si calcola che mediamente una banconota resta in circolazione circa 2 anni.
Quella usurata viene consegnata a Bankitalia che provvede a sostituirla con nuove banconote.
Ma per la cartamoneta distrutta incidentalmente dai cittadini lo Stato non può chiedere la corrispondente restituzione dei titoli emessi.
Il costo rimane quindi a carico dello Stato.

Secondo effetto

I titoli ricevuti dallo Stato italiano vengono girati dalla BCE alle Banche Centrali nazionali e da queste alle banche commerciali per la collocazione al pubblico.
Questi titoli, sia quelli venduti che quelli non collocati, giacciono sino alla scadenza nei conti titoli delle banche.
Questi conti sono considerati dal sistema bancario come veri e propri depositi (2).
Su di essi pertanto il sistema bancario può generare ulteriore moneta (cosiddetta «moneta bancaria») attraverso un meccanismo denominato «di riserva frazionaria».
Il meccanismo prevede che su ogni ammontare ricevuto in deposito un istituto di credito deve conservarne a titolo di riserva solo una frazione, ed il resto può essere utilizzato per effettuare prestiti.
In ipotesi di riserva frazionaria del 2% (nella realtà oggi è ancora più bassa - si parla infatti di una percentuale inferiore al 1%), con questi 100 euro di titoli in deposito le banche possono prestare sino a 4.900 euro e lucrare interessi su tale ammontare.
L’effetto è evidenziato nella seguente tabella:

Banca

Capitale ricevuto

Capitale a riserva

Ammontare prestato

1

100,00

2,00

98,00

2

98,00

1,96

96,04

3

96,04

1,92

94,12

4

94,12

1,88

92,24

5

92,24

1,84

90,39

6

90,39

1,81

88,58

7

88,58

1,77

86,81

.....

.....

.....

.....

.....

.....

.....

.....

.....

5.000

100

4.900


La banca 1 presta 98 euro e ne tiene 2 a riserva.
La banca 2 ne presta 96,04 e ne tiene 1,96 a riserva, e così via, sino ad avere generato crediti virtuali per complessivi 4.900 euro, ma coperti sempre e solo da quegli unici 100 euro iniziali.
Ad un tasso ipotetico ma attuale del 6%, questo comporta un guadagno per il sistema bancario, di euro 294, pari al 294% del capitale iniziale ricevuto di 100 euro.

Terzo effetto

Quando lo Stato riceve i 100 euro di nuova cartamoneta emessi dalla Banca Centrale (a fronte dei quali ha emesso i 100 euro di titoli) li mette in circolazione.
Questo ammontare, distribuito alla collettività, inevitabilmente entra nel circuito bancario sotto forma di depositi.
Pertanto, sempre con la ipotizzata riserva frazionaria del 2%, le banche potranno creare un’ulteriore credito di moneta bancaria di 4.900 euro e realizzare, sempre in ipotesi di un tasso di interesse medio del 6%, altri 294 euro di profitti.
Non male davvero.
A fronte di un’unica erogazione di 100 euro di cartamoneta da parte della Banca Centrale (non coperta da alcuna garanzia o bene reale), cui ha corrisposto un’emissione da parte dello Stato di 100 euro in titoli coperti da garanzie reali al 100%, sui quali i cittadini vengono tassati per pagare i relativi interessi, il sistema bancario, che non produce nulla ed i cui costi pesano sulla collettività, nell’esempio citato ha guadagnato qualcosa come il 588% di profitto in un anno emettendo moneta bancaria virtuale, non coperta da alcunché, per complessivi 9.800 euro.
Moneta virtuale emessa nella maggioranza dei casi chiedendo garanzie reali agli utilizzatori.
Sono soldi che comportano un ulteriore e perenne indebitamento dell’economia reale verso il sistema bancario in quanto non potranno mai essere restituiti.
Nell’economia reale, infatti, sono stati immessi solo 100 euro, non 588!

In realtà il guadagno delle banche è anche maggiore se consideriamo gli interessi sugli interessi che le banche addebitano periodicamente ai clienti.
Qualcuno obietta che comunque le banche si accollano un certo rischio di insolvenza in quanto il titolare di un deposito bancario potrebbe sempre richiedere i propri soldi alla banca, e che sui depositi comunque il sistema bancario deve riconoscere interessi attivi.
E anche su questi punti emerge l’assoluto dominio del sistema bancario sull’economia reale: la lobby si muove come un unico monopolista imponendo al mercato una forbice su cui lucrare tra interessi attivi da riconoscere sui depositi dei clienti (oggi più o meno lo 0,25%) e quelli passivi da incassare per i prestiti erogati (oggi mediamente oltre 8%), ed in secondo luogo fa in modo che i soldi rimangano il più possibile all’interno del sistema bancario, facendo promuovere norme che scoraggiano l’uso del contante a favore della moneta elettronica.
I pretesti non mancano (3).
Ma sono solo pretesti.
La verità è che puntano a una legge che impedisca ai cittadini di portare i propri soldi fuori dal sistema bancario.
In questo modo non servirà più alcuna riserva.
Le banche si appoggiano l’un l’altra in questo gioco.
E nel frattempo incassano interessi su questa moneta virtuale.
Il funzionamento del sistema bancario è più complesso del semplice esempio sopra riportato, ed include altre variabili.
Tuttavia gli effetti deleteri evidenziati in questa esemplificazione trovano piena conferma nella realtà italiana.

Al 31 dicembre 2006, la massa monetaria di cartamoneta in circolazione era di circa 105 miliardi
di euro (4) contro una massa di moneta bancaria su cui le banche incassano interessi - il cosiddetto «M3» (5) - di circa 1.124 miliardi di euro (4).
Un rapporto di 10 ad 1.
Se applichiamo un tasso indicativo del 6% annuo ai 1.124 miliardi di moneta bancaria circolante (M3), otteniamo 67 miliardi di euro annui che potenzialmente il sistema bancario sottrae all’economia reale per la sola Italia (il terzo effetto dell’esempio).
Di contro lo Stato italiano ha riconosciuto per il solo 2006 circa 70 miliardi di euro per interessi passivi a fronte di circa 0,8 miliardi di euro di interessi attivi riconosciuti dalla BCE all’Italia.
L’ammontare degli interessi pagati dai cittadini italiani e dallo Stato al sistema bancario vale, complessivamente, l’effetto di due intere manovre finanziarie annuali: 136 miliardi circa di euro annui!
Questo ammontare, per il quale non vi è traccia di prelievo fiscale a carico delle banche, corrisponde a circa l’8% del PIL (dati di bilancio dello Stato al 31/12/2006) (6).
Ecco perché con questo sistema tutti gli Stati affondano nel debito pubblico, e tutti noi siamo, chi più chi meno, indebitati con le banche.

Se restituissimo la sovranità monetaria allo Stato, come dovrebbe essere, in pochi anni il debito pubblico italiano scomparirebbe.
E senza alcun aggravio fiscale per i cittadini.
Per arrivare a questa conclusione basta usare il buon senso.
Non servono degli Einstein.
E allora perché non si cambia?
Perché questa soluzione non viene proposta dai vari economisti di giornata intervistati in TV o alla radio?

Quello che bisogna capire, allora, è se siamo di fronte ad un sistema da riformare in quanto sbagliato oppure se si tratta di un sistema volutamente architettato per tenere in scacco la collettività e gli Stati nazionali.
A questo cercheremo di rispondere nella prossima parte.

Fine terza parte

Claudio Bianchini

Prima parte
C’è qualcosa che non va

Seconda Parte
La vera causa dell’inflazione e del debito pubblico

14 marzo 2008

"La Destra" contro il potere bancario privato: sarà vero?

Leggo nel programma de "La Destra", pag. 7, una intera pagina molto importante e qualificante http://www.la-destra.it/documento_programmatico.pdf sulla sovranità monetaria.

Ma qualcosa non mi convince, ed allora ho scritto sul blog di Storace (messaggio n. 768 e seguenti):

Caro Storace, le pongo un quesito al quale la prego di rispondere, perchè vorrei che i suoi elettori riflettano sulle sue contraddizioni, in cui anche la Santanchè è incappata.
Nel programma si legge un punto importante che parla di”Proprietà popolare della moneta contro il signoraggio e conto di cittadinanza”.
In un paio di occasioni, all’interno di programmi televisivi quali Primo Piano ecc, nei servizi di presentazione de “La Destra”, il giornalista parlava di un vago (e da loro ridicolizzato) e generico ritorno alla lira.
Rientrati in studio, nè lei, nè la Santanchè hanno avuto nulla da ridire sul servizio che vi ha resi ridicoli!
Nè tantomeno avete avuto il coraggio di correggere quanto dichiarato nel servizio!
A che gioco state giocando, cari Storace e compagni?
Io vorrei votare per voi, ma VOI AVETE IL DOVERE DI TIRARE FUORI LE PALLE CONTRO IL POTERE ARROGANTE DEI BANCHIERI!
Altrimenti il vostro rimane solamente un puro esercizio di retorica, finalizzata ai soliti giochi di potere.
Cari lettori, cosa ne pensate?

11 marzo 2008

La vera causa dell’inflazione e del debito pubblico

di Claudio Bianchini

Se chiedete a qualcuno quale sia la causa dell’inflazione, se il vostro interlocutore è onesto non otterrete nessuna risposta.
Se non lo è, comincerà a ripetere qualche informazione presa qui e là.
Vi parlerà dell’aumento del prezzo del petrolio (ma senza dirvi che un aumento sino a 150 $
al barile è stato deciso a tavolino più di un anno fa in una riunione del gruppo Buildenberg); oppure citerà qualche sciopero degli autotrasportatori, o parlerà della siccità.
Ma non potrà dire nulla che possa spiegare il costante, irreversibile e durevole fenomeno di perdita di valore della moneta a medio e lungo termine cui tutti siamo abituati a convivere da quando siamo nati.
Come mai?

Si è già detto nella prima parte di questo articolo (1) che nel 1987, grazie a pressioni della lobby bancaria e a Greenspan, già governatore della FED (Federal Reserve), era stato abrogato in USA
il sistema che impediva interferenze bancarie nelle aziende che chiedevano prestiti, al fine di evitare un nuovo 1929.
Tolti i vincoli alle banche, dopo qualche anno sta iniziando a succedere né più ne meno quello che è successo nel 1929.
Quello che negli USA è stato fatto da Greenspan in Italia è stato fatto da Ciampi, che nel 1993 ha abrogato la legge bancaria del ‘36.

Non deve stupire che in Italia (ed in Europa) sia avvenuto quello che è già avvenuto in USA.
Mentre Alan Greespan prima di diventare governatore della FED era membro del Consiglio di Amministrazione della J.P. Morgan, da noi molti dirigenti del ministero del Tesoro ed i vari Ciampi, Prodi, Draghi, ecc., sono stati ai vertici di Goldman Sachs, una delle principali banche d’affari del pianeta, nonché il principale advisor per la (s)vendita dell’IRI diretta proprio da Romano Prodi e indagata assieme alla stessa JP Morgan e Lehman brothers, dalla procura
di Pescara per truffa ai danni dell’erario italiano.

Anche il futuro è già stato assicurato qualunque schieramento vinca le elezioni.
E’ infatti del 18 giugno 2007 la notizia della nomina ad advisor di Goldman Sachs di Gianni Letta, già sottosegretario alla presidenza del consiglio del Governo presieduto da Silvio Berlusconi (2).

La lobby bancaria dunque si comporta come tutte le lobby: persegue esclusivamente il suo interesse e quello dei suoi soci.
Stupisce quindi che a questa lobby, in tutte le economie capitalistiche, sia stato trasferito dai singoli Stati nazionali il potere di emettere moneta attraverso il cosiddetto «sistema delle Banche Centrali nazionali private».
Potere che, tra l’altro, è stato trasferito in regime di monopolio, e si colloca al di sopra delle leggi e di qualsiasi possibilità di controllo degli Stati nazionali, che in qualche modo hanno, a differenza delle Banche Centrali private, organismi eletti dalla cittadinanza secondo criteri democratici.

Eppure questo sistema viene propagandato presso la società civile come il sistema monetario più progredito, anzi come «l’unico possibile» in quanto frutto dell’evoluzione naturale dei sistemi economici più efficienti e liberi.
Niente di più falso naturalmente, come vedremo in seguito.
Ma stupisce soprattutto la mancanza di critica sostanziale a questo sistema monetario da parte
della classe politica e del mondo accademico nonostante, dopo alcuni anni di soggiogamento a questo sistema monetario, emergano ovunque inevitabilmente due amare e drammatiche verità che contrastano proprio con le motivazioni e gli obiettivi che hanno portato alla costituzione dell’attuale sistema monetario basato sulle Banche Centrali private:

- l’aumento sistematico ed irreversibile dell’indebitamento da parte dei soggetti che utilizzano
la moneta nei confronti dei soggetti che emettono la moneta: paradosso che vede gli Stati nazionali e la cittadinanza intera, vale a dire l’economia reale che produce beni e servizi, sempre più indebitata nei confronti del sistema bancario, che non produce né beni né servizi;
- il perdurare dell’inflazione e della perdita di valore della moneta rispetto al sistema dei prezzi.

Nelle università di economia si insegna che è stato necessario togliere ai governi nazionali (democraticamente eletti) la sovranità monetaria (cioè il potere di decidere quanta moneta emettere, nei confronti di chi e a quali condizioni di interesse) in quanto questi utilizzavano tale strumento prevalentemente per fini politici ed elettorali.
Vale a dire stampavano troppa cartamoneta rispetto al reale fabbisogno dell’economia reale e questo creava inflazione.

L’esempio che più spesso veniva citato negli anni ‘80 era quello della repubblica tedesca di Weimar post prima guerra mondiale, e della sua iperinflazione per eccesso di cartamoneta stampata.
Da qui la necessità di pervenire ad un sistema monetario internazionale più stabile e non asservito al sistema politico o al dittatore di turno (3).

Questo percorso è stato realizzato a tappe in Europa con il trattato di Maastricht del 1992, che ha portato dapprima alla costituzione della BCE (Banca Centrale Europea), omonimo della FED
in USA, ed al sistema SEBC (Sistema Europeo delle Banche Centrali) composto dalle Banche Centrali Nazionali (BCN), e successivamente all’introduzione della moneta unica.
Il sistema SEBC ha il compito di coordinare una politica monetaria unica nei Paesi dell’euro. L’obiettivo dichiarato del neonato «Eurosistema» era ed è il mantenimento della stabilità dei prezzi.

Per questo motivo agli Stati che adottavano l’euro era richiesto da subito:
Un rapporto tra deficit pubblico e PIL non superiore al 3%;
Un rapporto tra debito pubblico e PIL non superiore al 60%.

La BCE sin dall’inizio ha mostrato di sapere bene quale sia la causa principale dell’inflazione.
Nel Bollettino mensile della BCE Febbraio 1999 alla pagina 27 si affermava infatti che «Vi è
un ampio consenso, fondato su un’evidenza empirica ragguardevole, sul fatto che la dinamica
dei prezzi nel medio-lungo periodo abbia un’origine monetaria ...» (4).
Il sistema BCE - Banche Centrali (i cui costi sono a carico nostro) aveva ed ha, pertanto, tutti
gli strumenti per operare la stabilizzazione dei prezzi all’interno del sistema euro: gli è stato conferito il monopolio dell’emissione monetaria (proprio per sottrarla alle politiche ed ai rischi inflattivi degli Stati nazionali e dei politici); opera in assoluta autonomia rispetto agli Stati nazionali; mostra di conoscere che la reale causa dell’inflazione è un problema di massa monetaria in circolazione, di cui lo stesso sistema BCE-SEBC ha il monopolio di emissione.

E allora perché non eliminano il problema?
Non avremo per caso costruito anche a livello europeo un ulteriore carrozzone mangiasoldi
che non serve a nulla?
Per entrare nell’euro ci hanno chiesto sacrifici.
E per rimanerci sopportiamo ogni anno finanziarie assurde.
Ma se tutto questo è stato fatto per stabilizzare i prezzi e difenderci dall’inflazione perché i prezzi continuano ad aumentare?
Perché la moneta che abbiamo in tasca continua a perdere di valore anno dopo anno?
Quando una cosa non viene capita da un interlocutore attento dopo che è stata ripetuta più volte, o è una bufala oppure non si vuole che sia capita.
Allora vediamo dove è il trucco, se trucco c’è.

Molti non sanno che la BCE è un soggetto privato.
Nessun organismo comunitario o nazionale può imporre direttive o controlli alla BCE. Analogamente al sistema vigente in USA con la Federal Riserve, gli unici soggetti a cui risponde
la BCE sono i suoi soci, che sono in linea di massima le Banche Centrali (BCN) degli Stati aderenti all’euro, anch’esse a suo tempo privatizzate o rese autonome dalle influenze degli Stati nazionali, con alcune inspiegabili anomalie in quanto sono soci, ad esempio, alcune Banche Centrali di Stati non aderenti all’euro come la Gran Bretagna.
I soci della BCE sono quindi privati.
E i soci dei soci della BCE anche.

La Banca d’Italia ad esempio, che ha un diritto di partecipazione in BCE del 14,57% (9), è posseduta interamente da banche ed enti privati (vi è anche l’INPS) (5).
Ma allora, se la BCE ed i suoi soci banchieri sono soggetti privati, così potenti da condizionare tutti i governi ed imporre un sistema monetario che concede solo e solo a loro di battere moneta, e di determinarne il tasso di interesse, senza alcun controllo da parte di chicchessia, non è per caso che sono loro a determinare volontariamente l’inflazione perché così ci guadagnano?
E a scapito dell’intera economia reale?

Margrit Kennedy nel suo libro «La moneta libera da inflazione e da interesse» (6) documenta esattamente una situazione analoga in Germania negli anni ‘80, dove il 90% della popolazione pagava endemicamente interessi passivi allo 0,2% della popolazione, con un 10% circa che riusciva a rimanere in una situazione di pareggio.
Trattandosi della Germania e non di una repubblica delle banane qualsiasi, non è credibile che un sistema così concepito possa essere casuale.
Né che sia frutto dell’evoluzione naturale del mercato.
Ci sarà pure un motivo se anche in periodi di congiuntura sfavorevole gli unici uffici che non si riducono mai sono (oltre a quelli pubblici) gli sportelli bancari e se alle banche appartengono i più bei palazzi in qualunque città andiate.

Secondo quanto documentato nell’interessante saggio del ricercatore indipendente Rudo de Ruijter «I segreti del denaro, dell’interesse e dell’inflazione», la principale causa dell’inflazione è data dalla facoltà concessa alle banche di immettere moneta creditizia in base al meccanismo della riserva frazionaria.
De Ruijter sottolinea che con questo meccanismo «i prestiti hanno un effetto nascosto. Quando colui che ha ricevuto il finanziamento spende i soldi, chi li riceve li deposita nella sua banca che, proprio grazie a questo deposito, può effettuare nuovi prestiti. Anche i soldi di questi nuovi finanziamenti verranno spesi e diventeranno depositi in altre banche. E così via. Naturalmente
ad ogni passaggio la banca incassa interessi. E’ un enorme girotondo che crea denaro e gonfia
la massa monetaria totale del Paese. Ogni volta che i prestiti concessi da una banca diventano depositi in un’altra banca comincia un nuovo giro di finanziamenti … Le banche creano nuova moneta, ma non possono magicamente creare nuovi beni da comprare. Se la gente dispone di più soldi ma la quantità di beni da comprare resta invariata, tutto quel che succede è che i prezzi salgano. Il valore facciale del denaro diminuisce. E’ quella che si chiama inflazione. Allora, quando le banche mettono in circolazione nuovo denaro, il valore dell’unità monetaria diminuisce…».

Ora è più chiaro su chi ci guadagna e chi no se permane un regime perenne di inflazione?
Abbiamo ceduto la sovranità monetaria ad un soggetto privato che fa esclusivamente il suo interesse e quello dei suoi soci, e lo fa a danno dell’intera economia reale.
Ma le caratteristiche dell’attuale sistema monetario comportano anche altre conseguenze, tutte
a favore delle banche e deleterie per gli altri.

Claudio Bianchini

Fine seconda parte
(Nota dell’autore: Si ringraziano in particolare Pierluigi Paoletti (www.centrofondi.it) e l’ingegner Lino Rossi (voceditalia.it) dai cui scritti sono stati presi alcuni spunti per questo articolo)

Prima parte
C’è qualcosa che non va



1) C’è qualcosa che non va
2) www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2007/06/letta-goldman
3) Grazie al saggio «I creatori di moneta» di Gertrude Margaret Coogan, edizioni di Ar, emerge invece che furono proprio le misfatte dei banchieri la vera causa del fallimento della repubblica tedesca di Weimar. Nel capitolo IX viene chiaramente identificato il meccanismo che ha comportato l’iperinflazione tedesca, meccanismo voluto dai banchieri ed imputabile solo in minima parte alla volontà dei politici tedeschi o ai danni causati dalla I guerra mondiale. Sempre sull’argomento Repubblica di Weimar, si consiglia la lettura del saggio «Schiavi delle banche»
di Maurizio Blondet, Effedieffe edizioni.
4) Bollettino mensile della BCE Febbraio 1999, pagina 27.
5) M. Della Luna e A. Miclavez «Euroschiavi», Arianna editrice, 1° edizione pagine 83-85.
6) Margrit Kennedy, «La moneta libera da inflazione e da interesse», Arianna Editrice