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18 dicembre 2006

Pubblicato il nuovo statuto della Banca d'Italia


L'assemblea generale straordinaria dei partecipanti al capitale della Banca d'Italia ha approvato, con delibera del 28 novembre 2006, il nuovo statuto (D.P.R. 12 dicembre 2006 - G.U. n. 291 del 15 dicembre 2006).

Ci sono molte novità che andranno discusse ed approfondite, ma la più importante è scritta nell'art. 3, completamente sostituito da testo seguente:

"Il capitale della Banca d’Italia è di 156.000 euro ed è suddiviso in quote di partecipazione nominative di 0,52 euro ciascuna, la cui titolarità è disciplinata dalla legge. Il trasferimento delle quote avviene, su proposta del Direttorio, solo previo consenso del Consiglio superiore, nel rispetto dell’autonomia e dell’indipendenza dell’Istituto e della equilibrata distribuzione delle quote".

In precedenza il testo dell'art. 3 recitava:

"Il capitale della Banca d’Italia è di 156.000 euro rappresentato da quote di partecipazione di 0,52 euro ciascuno. Le dette quote sono nominative e non possono essere possedute se non da:

a) Casse di risparmio;

b) Istituti di credito di diritto pubblico e Banche di interesse nazionale;

c) Società per azioni esercenti attività bancaria risultanti dalle operazioni di cui all’ art. 1 del decreto legislativo 20.11.1990, n. 356;

d) Istituti di previdenza;

e) Istituti di assicurazione.

Le quote di partecipazione possono essere cedute, previo consenso del Consiglio superiore, solamente da uno ad altro ente compreso nelle categorie indicate nel comma precedente.

In ogni caso dovrà essere assicurata la permanenza della partecipazione maggioritaria al capitale della Banca da parte di enti pubblici o di società la cui maggioranza delle azioni con diritto di voto sia posseduta da enti pubblici".

Come si può facilmente notare, se prima la Banca si trovava in una situazione fuori-legge, dovuta al fatto che nella realtà il capitale è quasi interamente detenuto da istituti bancari ed assicurazioni di proprietà privata, ora, con questo nuovo statuto, è rientrata nella legalità, ed è ancora più difficilmente attaccabile.

Con buona pace del popolo italiano, tenuto intenzionalmente all'oscuro di tutto, ma con le più alte cariche dello Stato a fare da scudieri dei banchieri, vedi i firmatari del decreto presidenziale (Giorgio Napolitano, in qualità di Presidente della Repubblica, Romano Prodi in qualità di Presidente del Consiglio, e Tommaso Padoa Schioppa Ministro dell'economia e delle finanze).

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