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14 agosto 2007

Ipotesi sull’iniezione di liquidità da parte delle banche centrali

Il panico che si è creato nei mercati azionari ha spinto i risparmiatori a vendere le azioni in loro possesso per arginare le perdite.
Si è creato, conseguentemente, un enorme flusso di denaro che dalle borse si è riversato nei conti correnti degli incauti investitori.
Quel denaro, fino al momento in cui era investito in borsa, non aveva bisogno della copertura finanziaria che tecnicamente si chiama “riserva obbligatoria”.






Ad un attento osservatore non può sfuggire la relazione tra il bisogno di liquidità delle banche e tale riserva, strettamente correlati tra loro in quanto, se cresce la quantità di depositi nei conti correnti, deve obbligatoriamente e proporzionalmente crescere la riserva, in un rapporto che è attualmente stabilito per legge al 2%. Ma in questo caso l'ipotesi del bisogno di liquidità sarebbe valida solo se le banche fossero obbligate a versare quelle riserve in denaro contante e questo, al momento, non ci risulta. Tra l'altro, non ci sono dati sulla natura della liquidità immessa, ossia non sappiamo se sia denaro fisico o semplicemente denaro elettronico, quello che le banche centrali hanno dato in prestito alle banche commerciali. Nell'immaginario collettivo appaiono le banconote, ma solamente perchè le immagini in tv ci hanno mostrato le rotative al lavoro mentre ne parlavano, ma per avere questo dato dobbiamo aspettare i bollettini ufficiali delle banche centrali, che ad oggi non sono noti. Personalmente credo che la liquidità di cui tanto si è parlato sia in parte formato da banconote ed in parte da denaro elettronico.










vedi pag. 65











Ad ogni modo, le banche che non adempissero all'obbligo della riserva, sarebbero passibili di sanzioni anche gravi, con l’eventualità di essere escluse dal partecipare alle operazioni di mercato aperto, e conseguente possibilità di default da parte della banca stessa.




















vedi pag. 90


La seconda ipotesi, ma è praticamente una certezza, è che molte banche commerciali si trovino in gravi difficoltà poichè sempre più soggetti privati a cui erano stati concessi mutui senza garanzie (i cosiddetti sub-prime), non riuscendo più a far fronte ai pagamenti, stanno trascinando le stesse verso l'insolvenza e trovano rimedio chiedendo esse stesse un prestito.

La terza ipotesi, più grave e credo ben più plausibile della prima, potrebbe essere rappresentata dal fatto che le banche si stiano preparando al peggio, e prevedono che moltissimi risparmiatori cercheranno di ritirare fisicamente il denaro che hanno in deposito, come è già successo in passato nei momenti di grave crisi.

Sappiamo già come andrà a finire questa storia: quelli che pagheranno tutto questo sarà sempre il popolo bue, borseggiato e mazziato!

Chissà, forse il termine "borseggiatore", deriva proprio da borsa (non quella che le signore portano quando vanno a spasso, ma quella telematica).



Interessante nota tratta da: http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/11-Agosto-2007/art2.html

È utile invece soffermarsi sulla reazione a questa crisi della Banca centrale europea (Bce). La Bce è mastino inflessibile del debito, quando sono enti pubblici - stati, regioni o comuni - a chiedere soldi in prestito ai mercati. Ogni sforamento provoca latrati ringhiosi del governatore (ora Jean-Claude Trichet) per ricondurre gli improvvidi trasgressori a più miti consigli (a meno che a sforare non siano Francia e Germania: allora l'ululato si trasforma in uggiolio). Ma, miracolo,

all'improvviso le vestali dell'ortodossia monetarista pura e rigida si lanciano nella finanza creativa e flessibile.
La stessa Bce che bacchetta sulle mani chiunque osi rivalutare le pensioni più esigue della spaventosa, astronomica cifra di 40 euro al mese, tra ieri e l'altro ieri ha sborsato con commovente sollecitudine la misera somma di 156 miliardi di euro! E perché? Per impedire di fallire a una serie di banche europee che per anni hanno speculato su mutui facili e bolla immobiliare, che su questi due pilastri hanno complessivamente accumulato centinaia di miliardi di plusvalenze, e che ora vanno salvate «a tutti i costi» per «non far crollare tutto il sistema».

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